Antiquariato

December 2010
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ANTIQUARIATO...


Le origini di questo mobile contenitore risalgono al Medioevo, ma è nel corso del Rinascimento che assume le linee che ancora oggi lo caratterizzano. Squadrato e funzionale, ha attraversato secoli e tendenze, impreziosito da intarsi, placche di porcellana, pietre dure e bronzi dorati

di Andrea Bardelli

La traduzione letterale del termine francese cabinet, gabinetto, associa vari significati. E tutti si riferiscono a luoghi intimi e privati, ma di diverso genere: dove si esercita il potere (consiglio privato del sovrano), dove si pratica la scienza (gabinetto medico) oppure, ancora, dove si conservano oggetti di pregio (gabinetto numismatico) e così via. È curioso che il mobile noto come cabinet assommi tutto questo e si affermi proprio in relazione alla sete di collezionismo, da parte dei potenti, di cose "mirabili", legate alle meraviglie della natura e all'artificio dell'uomo.

Queste forme di collezionismo si sviluppano nelle principali corti europee durante il XVI secolo e questo tipo di arredo assume diverse denominazioni nelle varie nazioni: dal quasi impronunciabile Kabinettschränkchen nei Paesi di lingua tedesca al barguegño, dalla città di Vargas in Spagna. In Italia è meglio noto come stipo, talvolta con l'aggiunta di "monetiere" per la sua antica vocazione a contenere preziose raccolte di monete antiche, cammei, pietre dure, preziose o incise artisticamente. Ma non è solo una questione terminologica. Nel tempo gli vengono assegnate svariate funzioni e subisce una profonda evoluzione che lo trasforma progressivamente, creando numerosi esempi di contaminazione con altre tipologie.

Le origini Dietro il cabinet si cela una realtà multiforme indagabile solo esplorandone le origini. A inventarlo sarebbero stati gli Arabi, che lo avrebbero diffuso soprattutto in Spagna fin dal Medioevo. La circostanza parrebbe confermata dalla presenza a Venezia, a sua volta in contatto con l'Oriente islamico, di piccoli cabinet squadrati e rivestiti di cuoio impresso laccato e dorato, oppure intarsiati con vari materiali o, ancora, eseguiti in pastiglia dipinta e dorata. Durante il Cinquecento, in Italia centrale prevalgono invece mobili con struttura architettonica. A Firenze, già nella seconda metà del secolo, si costruiscono stipi con struttura in ebano, parti in commesso di pietre dure e semipreziose e decorazioni in oro e argento: mobili di corte per eccellenza destinati ovunque in Europa a grande fortuna. I primi esemplari risalgono agli anni Sessanta del XVI secolo, mentre solo nel 1588 viene fondato a Firenze l'Opificio delle Pietre Dure. In tutte le realtà in cui è maggiormente diffuso - dalla Spagna a Genova, con il celebre modello a bambocci, dalla Toscana a Napoli, con gli splendidi esemplari in ebano e avorio - il cabinet rivela la bravura di artefici tedeschi e fiamminghi di nascita o di origine. Sono infatti loro che, verso la fine del XVI secolo, esportano il gusto formatosi nelle Wunderkammer dei Paesi nordici, da Augusta ad Anversa.

L'onda fiamminga e il Barocco Nei rari casi in cui emerge l'identità degli artefici, compaiono spesso nomi come Jacopo Fiammingo o Flamengo, che lavorò alla corte borbonica di Napoli agli inizi del Seicento, Jacob Hermann, attivo a Roma alla fine dello stesso secolo, oppure Leonard van Der Winne al servizio dei granduchi di Toscana fino ai primi decenni del Settecento. Gli artefici italiani, tuttavia, non tardano a mettersi al passo ed è ancora Firenze a dettare legge con i cabinet prodotti nelle fabbriche medicee. Quando, nel 1667, nella Francia di Luigi XIV viene fondata la manifattura reale dei Gobelins, sono reclutati proprio dei lapicidi fiorentini, gli unici in grado di lavorare con la dovuta maestria le pietre dure per lastronare i cabinet. Nel XVII secolo i cabinet abbandonano definitivamente la loro natura di forzieri per diventare opere d'arte capaci di sbalordire per via dei materiali preziosi finemente lavorati con cui sono ricoperti. Escono quindi dall'intimità degli studioli dei signori rinascimentali per ritrovarsi nelle sale di rappresentanza dei palazzi barocchi. Al di là dei materiali impiegati - ebano, avorio, tartaruga, pietre dure, oro e argento - si tratta sempre di oggetti di grande livello esecutivo. Forse non a caso gli artefici del legno iniziano a essere indicati con termini che alludono esplicitamente all'arte di costruire mobili di questo genere, come cabinet maker, nei Paesi anglosassoni, o come ebanista o stipettaio da noi. Proprio in Inghilterra, nella seconda metà del Seicento si afferma una produzione di mobili che costituiscono una novità assoluta e che avranno grande seguito anche in futuro: si tratta di cabinet decorati con lacche che imitano i modelli cinesi e giapponesi, talvolta realizzati rimontando pannelli orientali originali. Nei Paesi Bassi i cabinet sono spesso squadrati, chiusi da ante che celano al loro interno numerose file di tiretti, e collocati su sostegni dotati di quattro o più gambe tornite e raccordate in basso da traverse. Le applicazioni in metallo sono piuttosto rare e l'apparato decorativo è affidato a elaborati intarsi floreali - da allora una costante dell'ebanisteria olandese - in legni chiari di varie essenze su fondo di ebano. In Francia la dipendenza dagli artefici fiorentini e fiamminghi è pressoché totale anche sul piano della progettazione, almeno fino alla comparsa sulla scena di André-Charles Boulle (1642-1732) , grande maestro attivo a cavallo tra XVII e XVIII secolo e artefice di un gusto destinato a diventare europeo (servizio a pag. 70).

Le metamorfosi settecentesche Nel corso del XVIII secolo il cabinet si trasforma definitivamente da contenitore a espositore, imparentandosi strettamente con il cassettone a ribalta con alzata, noto come trumeau. Diffuso in tutta Europa, con Venezia a fare tendenza, il trumeau nasce con lo scopo di mostrare, una volta aperte le ante a specchio del corpo superiore, le preziose porcellane che costituivano la nuova frontiera del collezionismo. Verso la fine del secolo il vero concorrente del cabinet, almeno sul piano formale, diventa il secrétaire, mobile a uso privato per eccellenza, che ripristina e reinterpreta una delle più antiche funzioni del cabinet, quella di piccolo studio portatile.

L'800: una seconda giovinezza Nella seconda metà del XIX secolo il cabinet viene rivalutato sia nel suo aspetto più consueto, grazie ai revival storicistici e al recupero della tradizione del passato, sia con qualche inevitabile aggiornamento. Nel primo caso, alcuni ebanisti riprendono in modo quasi pedissequo la tradizione, facendo largo uso di ebano impreziosito da intarsi e placche in avorio inciso, oppure incrostato con metalli, madreperla, pietre dure e impreziosito da applicazioni e sculture in bronzo dorato. Nel secondo caso, quando cioè il gusto del tempo impone qualche modifica, si accentua la funzione di espositore e il mobile si arricchisce di vetri trasparenti, creando qualche "problema di identità" tra cabinet, credenze con vetrina e vetrine vere e proprie. Il cabinet, infatti, si deve attrezzare per soddisfare un collezionismo borghese, bulimico e talvolta disordinato, frutto dell'eclettismo dei tempi, dove ogni tipo di oggetto deve trovare una collocazione per essere esibito. È questa una tendenza irreversibile che nei primi anni del Novecento si esprimerà in vari mobili compositi. Ma questa è un'altra storia.

Cabinet del 1860 circa, Germania, decorato con cento elementi di porcellana di Meissen (da M.S. Rau Antiques).

A destra: cabinet vetrina, 1900 circa di Shapland & Petter, 3.300 euro all'asta a Londra da Christie's il 22 giugno 2010.

Tags: cabinet
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